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Mio nonno non cè più

Quando sono tornata dal viaggio di nozze, i miei genitori ci aspettavano all’aeroporto. Mi è bastato guardarli un secondo per capire che qualcosa non andava, gli occhi erano stanchi e le occhiaie erano marcate, la loro voce era triste.

Mio nonno era caduto tre giorni dopo che eravamo partiti, stava male, molto male. In quell’attimo la mia vita si è messa in standby. Niente cene di bentornato con gli amici, niente pranzetti da sposini, serata fotografie, risate, racconti del viaggio. Tutto si è fermato; alla sera quando sono arrivata nella sua stanza ho capito che non si sarebbe ripreso, andavo ogni sera a dargli la cena, ero stanca dopo un ora di viaggio dal lavoro, ma non volevo perdere l’occasione per stare con lui.

Per due settimane pensavo si riprendesse, aveva ricominciato a camminare e mangiare, gli facevo i budini e mi diceva che dovevo metter su un’industria di budini talmente erano buoni, non sapeva come mi chiamavo, ma sapeva che ero una persona della famiglia, parlavamo di cose senza senso perchè nella sua testa il senso non c’era più.

Poi è crollato, mangiava sempre meno e dormiva sempre di più, non aveva più momenti di lucidità, parlava in ligure e ti rispondeva in numeri, aveva lo sguardo perso e tossiva sempre.

Il tumore era li, bussava alla porta, lo stava aspettando e domenica mi hanno chiamato i miei genitori per salutarlo per sempre. Ha resistito ancora due giorni, respirava con fatica, non parlava e non mangiava ne beveva da giorni. Ogni tanto apriva gli occhi e ci guardava con dolcezza, aveva capito,lui aveva capito tutto.

Per due giorni ho guardato continuamente internet, cercavo spiegazioni, segni… qualcosa che mi riuscisse a fare capire se lui stava soffrendo durante l’agonia, ma ognuno è diverso e la risposta non l’ho trovata.

Martedì mattina pioveva tanto, io mi sono alzata con l’idea di andare da lui, mi sentivo che era la mia ultima occasione. Gli ho dato un grosso bacio in fronte, l’ho accarezzato e poi sono partita con in cuore pesante… è stato un susseguirsi di chiamate, fino a quella delle 13 e 20. Mio nonno non c’è più.

Sono tornata a casa per inerzia, tra la pioggia battente della strada e le mie lacrime, non mi ricordo nemmeno la strada che ho fatto, ho guidato e basta.

Alla sera sono andata da lui, era vestito con l’abito del mio matrimonio, magro e tranquillo. Ora non soffriva più, aveva smesso di respirare con l’affanno, ora era in pace. Sono andata nella camera e mi sono girata verso il suo letto, era sfatto, senza anima. In quel momento ho capito che mio nonno non sarebbe proprio più tornato, ho pianto tanto mentre toglievo le cose dall’armadio, le cose che avevano il suo odore, le cose sapevano di mio nonno.

Sono tornata a casa in lacrime, dalla solita stradina. Erano le 18 circa. Ho visto una cosa bianca in mezzo alla strada, ho frenato e sono scesa. Era un gufo, ho cercato di farlo spostare ma lui mi guardava, non aveva paura, io giravo intorno a lui e lui girava gli occhi e mi seguiva, poi è arrivato un ragazzo e lo ha spostato da li. A casa sono andata a vedere: il gufo è il simbolo della morte che si rigenera con la nuova vita, è sinonimo di saggezza, lungimiranza e protezione.

Io adesso non ho più paura, non sono più spaventata. Mio nonno c’è, ha delle belle piume grigie come i suoi occhi.

(Il giorno dopo sono andata a cercare il gufo, magari era malato o con un ala rotta…no, lui non c’era più)

Oggi è il tuo giorno nonno, a due mesi esatti dal mio matrimonio, a due mesi esatti dal nostro ultimo giorno  felice insieme.

Non so perchè ho scritto tutto questo, forse perchè vederlo nero su bianco lo rende reale, la vita non è solo fatta di vino e di cibo, è fatta anche di questo, di sofferenza e di speranza.

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