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Taboulè di nome, ma non di fatto.

Gira, rigira, gira e rigira, attrovai finalmenti il modo pi ammazzare al meglio il mio cavolfiore.
Manco un lupo in fase di luna piena ulula accussì forte! Pì carità gridava giustizia di lì dentro!
Prima di trovarlo da Sigrid non avevo mai pensato di poterlo mangiare crudo.
E almeno tanto quanto la velocità della luce, ho deciso di cambiare idea.
Io? proprio io? che inzuppo la pizzetta sfoglia nel cappuccino? E che, quando rimane, non disdegno pizza fredda a colazione?
Vado, lo piglio dal frigorifero e lo trito, ho pensato, in fondo tanto male non può andare, io adoro il cavolfiore.
E dopo averlo ridotto in granella simil cous-cous il tutto mi comincia ad affascinare.
Wow! esclamo! e ancora non ho finito…penso. Una buona colatura di alici di Cetara, uvetta 
sultanina, mandorle..così l’ha ideata Sigrid….con la pasta “chi il cavolo arriminato” per la testa..
Che bella idea!

Taboulé di cavolfiore con mandorle, uvetta e colatura di alici

1 cavolfiore piccolo
2 manciate di uvetta sultanina
2 manciate di mandorle a lamelle
3 cucchiai di succo di limone
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1 cucchiaio scarso di colatura di alici di Cetara
3 cucchiai di menta e erba cipollina fresca o secca
sale, pepe e una punta di peperoncino in polvere

Separate le cimette del cavolfiore, lavate, asciugate, eliminate le parti dure (in modo da

conservare solo le cimette) e frullate. Versate la semola di cavolfiore in una ciotola capiente,

condite con tutti gli ingredienti, mescolate bene, e conservate in frigo prima di servire.

Mini Ritz con spuma al prosciutto crudo e uva

Ovvero, quando ti urla la voglia di stuzzicare.
E’ vero che preparare dolci è ciò che più mi appassiona in assoluto..ma, non si vive di solo zucchero!
Sulla scia dell’ispirazione del libro del maestro Luca Montersino sono capaci di nascere nella mente febbricitanti desideri di auto consolazione..(e quando possibile meglio se di immediata soddisfazione).io almeno non resisto..la piccola pasticceria salata è un altro mondo che mi affascina tanto tenendo soprattutto in considerazione il fatto che lascia davvero ampio spazio alla fantasia non solo per quanto riguarda gli accostamenti, ma anche e soprattutto nella forma e nella presentazione.
Assaggiavo, per puro caso, dopo uno spuntino con pezzetto di pane e crudo fatto qui, dalle mie parti, un acino d’uva.
Ora immaginate la scena..avete presente quando nel film Ratatouille, Remy combina insieme una fragola con un pezzetto di formaggio? ecco, avete presente che sentiva i violini suonare?
Io ho fatto la stessa fine. Sgranocchiavo come un coniglietto acini bianchi d’uva croccante insieme a piccoli pezzi di prosciutto crudo. E nel palato si è scatenata una festa..
Cosi’ ho pensato di preparaci su qualcosa…una base di frolla salata (la ricetta la trovate qui) una spuma soffice al prosciutto crudo e uva fresca, incisa semplicemente per metà.
Per farcire 15-20 basi vi occorre:
125 g di prosciutto crudo (io ho scelto un crudo di tipo sardo, voi privilegiate quello che più preferite)
2 cucchiai di latte
50 g di formaggio spalmabile
70 g di panna liquida fresca per salati
Passate finemente al mixer il prosciutto con il latte sino ad ottenere una crema.
Montate la panna ben fredda e mettetela da parte.
Al mix di prosciutto unite il formaggio e amalgamate bene, quindi incorporate delicatamente la panna montata.
Versate il contenuto in una sacca da pasticceria e farcite le vostre basi di frolla salata.
Completate con un acino d’uva inciso a metà, io ho aggiunto sull’uva anche un pizzico di sale aromatizzato al mirto.

Sformatino di verza con gnocchi di patate, gorgonzola e nocciole

Ecco qua. Finalmente, lo gnocco fatto in casa. Potevo mica fare una semplice salsa al pomodoro, io. 🙂
Anzi a dire il vero ci stavo per cascare..il ragout di verdure preparato ieri devo ammettere che un po’m’ha fatto gola..d’altra parte quale condimento migliore per condire gli squisitissimi gnocchi di patate?
Ma proprio quando la scelta stava per essere compiuta ecco che l’occhio mi cade sulla verza, e sul gorgonzola..e di lì a poco, ebbene sì, sulle nocciole. Ho esagerato dite??
Ingredienti e dosi per 1 kg di gnocchi
900 g di patate ideali per gnocchi
320 g di farina tipo “0”
1 uovo 
50 g di parmigiano grattugiato
1 lt di acqua
1 cucchiaino di sale
Portate ad ebollizione l’acqua e salatela.
Buttatevi le patate con la buccia e fatele cuocere per circa 40 min. a partire dall’ebollizione.
Passatele con l’aiuto di un passaverdura, quindi cominciate poco a poco ad incorporare la farina, quindi l’uovo, il parmigiano e il sale.
Prendete a questo punto piccole porzioni d’impasto e formate sopra una spianatoia ben infarinata dei rotolini del diametro di circa 2 cm.
Porzionate gli gnocchi con l’aiuto di un tarocco.
Fate cuocere gli gnocchi in abbondante acqua salata, essi saranno pronti non appena verranno a galla (1min.circa), scolateli con l’aiuto di una schiumarola e versateli nella padella nella quale avrete già portato ad appassire la verza.
Per il condimento
1 cespo di verza
300 g di gorgonzola
vino bianco q.b.
olio extravergine d’oliva
60 g di nocciole tritate
1 cipolla dorata
sale e pepe
parmigiano grattugiato
In una padella fate appassire la cipolla tritata fine e la verza precedentemente lavata e tagliata a listarelle (per lo sformatino far appassire le foglie più esterne, per intenderci le più grandi, in acqua bollente per qualche minuto, passate velocemente in acqua ghiacciata), sfumate con il vino bianco, salate e pepate.
Scolatevi gli gnocchi appena verranno a galla, mantecando con un goccio d’acqua di cottura, il gorgonzola e aggiungendo infine le nocciole tritate.
Rivestite un pirottino da forno con la foglia di verza e riempite con gli gnocchi.
Spolverate con il parmigiano grattugiato e passate in forno per 10 min. funzione grill a 190°C.